Archivi tag: Gaber

5 (Auguri, mon chéri)

C’è quella scena di “The Dreamers“, il film di Bertolucci, nel quale uno dei protagonisti, Matthew, a cena con Théo, Isabelle e i di loro genitori, dal nulla se ne esce illustrando ai commensali delle curiose coincidenze tra le dimensioni dello zippo (l’accendino) poggiato sul tavolo davanti a lui e le forme geometriche che compongono la decorazione della tovaglia. Sul film in sè non mi interessa parlare (vabbè dai, filmetto furbo, stile American Beauty, alternativo il giusto, ecc), ma quella scena mi butta sempre via, probabilmente perchè mostra come qualsiasi oggetto possa trovare un posto, una collocazione, all’interno di un sistema più ampio. Voglio dire, per farla più semplice, che a cercar bene, in profondità, niente è mai slegato dal contesto, e se uno è brillante (come Matthew nel film per esempio) o un minimo curioso, tutto è narrativo, tutto è narrabile e soprattutto funzionale alla narrazione.

A differenza del personaggio interpretato dal bel Michael Pitt, io innanzitutto non sono biondo, e non ho una mente particolarmente brillante, per cui anche stavolta, partirò da un numero. Non casuale.

Il numero 5.

Il 5 è un numero assai figo essendo egli un numero congruente, idoneo, pentatopico ed intoccabile, tra le molte proprietà. Fa parte della sequenza di Fibonacci, se avessimo bisogno di dargli ulteriore lustro (questa arriva dopo), ma attenti bene! Pare sia anche un numero malvagio (su wikipedia, alla voce “Successione di Thue-Morse” provate a capirci qualcosa. Io c’ho rinunciato).

Veniamo al dunque.

Il quinto giorno del quinto mese del millenovecentottantaduesimo anno dopo Cristo vedeva la luce colei che 11098 giorni sarebbe divenuta mia moglie. Già da qui la situazione è curiosa, per quelli che sono attratti dai numeri e dalle ricorrenze come me, in quanto la data 5 (giorno) + 5 (mese) fa 10 (che è il doppio di 5!), come 1 + 9 o 8 + 2; sommando le cifre che compongono 11098 infine si ottiene 10. 5 nel sistema binario poi è 101 (pertanto palindromo).

Il nome della creatura in questione (della quale per qualche sciocco retaggio antico non svelerò l’età, tanto vi ho messo l’anno di nascita prima) è di cinque lettere e l’iniziale è la quinta lettera dell’alfabeto. E sto.

5 maggio.

Prima quelli più acculturati, avanti: “Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, …”. Bravi, Manzoni. Applausone, recitatela tutta.

Il 5 maggio però è anche un ragazzotto slovacco, nato a Tajov, di nome Vratislav, di cognome Greško. Per noi interisti il 5 maggio vuol dire ancora Olimpico, Lazio, Karel Poborský. Non ci metteremo mai una pietra sopra. Inutile.

Il 5 maggio di cinque anni fa non sapevamo ancora che da lì a 100 giorni esatti sarebbe aumentato del 33% il nostro nucleo familiare (cioè sapevamo che sarebbe accaduto, non sapevamo che sarebbero stati 100 giorni esatti ecco), grazie all’arrivo di una pupetta il cui nome sarebbe stato di cinque lettere (rendendo i nostri genitori nonni, 5 lettere). E 1360 giorni dopo (anche qui 1 + 3 + 6…) un altro aumento familiare del 25% (quadrato di 5…) con l’arrivo del pupetto a cui venne dato un nome di quante? Esatto, cinque lettere.

Ad ogni modo, scavando tra i miei ascolti, più o meno attuali, alla ricerca di qualche appiglio per finire in qualche modo a parlar di musica (dando per scontato il concetto di scala pentatonica), mi si sono accese inizialmente due lampadine: Maurizio Arcieri, fondatore dei New Dada, che nel 1968 cantava 5 minuti e poi… e la magnifica Five seconds to hold you dei miei amati Devics. Ecco però che, in maniera beffarda, entrambi i brani trattano ciascuno a proprio modo amori finiti, o in fase terminale. E no, non ci siamo. Bellissime canzoni, bello tutto, ma anche no. La numerologia in questo caso non ci giova, anzi toppa in maniera clamorosa. Parto con l’idea di fare un regalo di compleanno “alternativo” e mi ritrovo con questo clima cinereo? Sia mai.

Non che adesso io voglia diventare tipo un Cecco Angiolieri o qualche stilnovista, però l’intento è quello di ringraziarla, in maniera disorganica, sconclusionata e appassionata, come del resto tendo ad affrontare questo transito terreno, dedicandole cinque canzoni, ovviamente.

Grazie per il sorriso, punto. Voglia il caso che quest’anno, il 5 maggio cada di domenica. Per cui cosa di meglio dei Beirut e la splendida A Sunday Smile? E sì, sottoscrivo quanto sostiene il nostro amico Zach: “All I want is the best for our lives my dear, and you know my wishes are sincere”:

Grazie per la dolcezza, che non è mai troppa, per cui niente di meglio che Consequence dei Notwist (non serve far presente che Neon Golden sia il loro quinto disco, vero?): “Leave me paralyzed, love. Leave me hypnotized, love”:

Grazie per non telefonare alla guida, grazie per non parcheggiare in divieto quando porti i pupi a scuola, che piova o meno, grazie per condividere la convinzione che il razzismo e il fascismo siano lo schifo, grazie perché senza grosse fatiche i nostri valori già collimavano; per cui una canzone di protesta, una delle poche degli U2 che mi piaccia sul serio, Van Diemen’s Land:

Grazie per l’amore, la passione e la commovente dedizione e devozione che metti ogni giorno per crescere i due pupastri al meglio. Per cui Gaber e la sua infinita, lucida, altissima poetica di Non insegnate ai bambini: “Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore, il resto è niente.

Infine grazie per essere la mia compagna di viaggio, Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space:

And I will love you till I die

And I will love you all the time

So please put your sweet hand in mine

And float in space and drift in time

All the time until I die

We’ll float in space, just you and I”

Buon compleanno.

a