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Slint @ TPO, 04/03/2005, Bologna

Ero quello a tre metri dal palco, leggermente sulla sinistra, con lo sguardo fisso ora su Brian, ora su David, o Britt, o Todd, in contemplazione.

Ero il mistico, in piena ascesi, con la bocca spalancata, un look imbarazzante, i brufoli post buberali.

Ero molto prossimo dall’essere la persona più felice del mondo. O forse lo ero davvero.

Quindici anni fa, 5479 giorni oggi, assieme a Guido, Ale, Andrea ed E. (colei che sarebbe diventata diversi anni dopo mia moglie) in un venerdì sera marzolino, mi trovavo al TPO di Bologna per la prima (ed al tempo unica) data italiana di quello che considero il gruppo più influente e importante della mia esistenza: da Louisville, Kentucky, gli Slint.

Per non apparire esagerato o eccessivo è necessario considerare questo aspetto: gli Slint allora praticamente non erano attivi (nemmeno ora, ad essere sinceri), nel senso che erano esistiti per una manciata d’anni, forse quattro, il tempo di consegnare alla storia della musica due dischi ed un EP, le cui durate sommate assieme faticavano ad arrivare all’ora e mezza, ma che al pari dell’esplosione di una supernova avevano rilasciato un bagliore accecante in tutta la galassia, per poi frantumarsi in molti asteroidi, ciascuno dei quali avrebbe contribuito a propagare il verbo, sotto nuove forme, negli anni a venire.

L’io poco più che ventenne, in piena bulimia musicale, ossessiva ed inesauribile, era il classico uomo giusto al posto giusto al momento giusto, in quanto erano gli anni in cui l’alimentazione era quasi esclusivamente a base di Rodan, Juneof44, Bastro, Polvo, Tortoise, poi Low, GY!BE… Insomma il mondo era un posto bellissimo che aveva gli Slint come unico sovrano. Mite e benevolo, ma pur sempre in monarchia eravamo.

Pensate a come avrebbe dovuto sentirsi l’io di allora alla notizia che il proprio dio (nel mio regno il potere temporale e spirituale coincidevano), in termini musicali s’intende, che aveva disseminato qua e là sporadiche apparizioni (la questione si fa sempre più spirituale) in luoghi della terra non facilmente raggiungibili, si sarebbe manifestato nuovamente, e questa volta sarebbe stato a portata di mano, sarebbe accaduto davvero, e Bologna e il TPO sarebbero diventati la sua Međugorje.

Quindici anni sono tanti, se hai la mia (pessima) memoria, e mi ero rassegnato al fatto che avrei continuato a perdere dettagli, sensazioni; ci si era messa anche mia mamma che qualche tempo fa aveva deciso che la maglietta che avevo comprato quella sera, col dettaglio di Spiderland sul fronte e le date del tour sul retro, era un po’ rovinata ed era il caso di buttarla. Ancora sto elaborando il lutto. Per la maglietta. Mia mamma l’ho risparmiata. A fatica.

Ieri mattina mi era arrivata la notifica sul telefono, da concertarchives.org (qualche tempo fa avevo iniziato pazientemente ad inserire in questo sito tutti i concerti che ho visto nella mia vita, un’impresa titanica, stima fine lavori dicembre 2030), “15 years ago today, you saw…”, e mi ero deciso a contravvenire ad uno dei miei stupidi princìpi, ovvero i post celebrativi, commemorativi, “i compleanni, quelli belli” et similia. E quindi provare a fare un live report a tre lustri di distanza, con le poche informazioni che la mia memoria aveva conservato, non potendo contare nemmeno su dei video, perché su YouTube non c’è traccia di quel concerto, Facebook era appena nato, Whatsapp, Instagram, Twitter non esistevano ancora. Ho recuperato giusto qualche foto, in un vecchio hard disk.

E quindi è tutto un “mi ricordo”.

Mi ricordo bene del passante al quale avevamo chiesto informazioni e che ci aveva indicato la via per “quel posto dove ci sono i ragazzi che fanno balotone”.

Mi ricordo di alcune sedie, in vimini forse, o forse poltroncine, all’ingresso del TPO, dove ci eravamo accomodati a fumare, in attesa dell’epifania. E mi ricordo che quando siamo arrivati non c’era moltissima gente. Poi invece dalle foto pare ce ne fosse molta, anche se la mia percezione era quella di essere l’unico spettatore, tipo il video one to one di Bon Iver che suona 8 (Circle).

Mi ricordo dei Radian, mi ricordo che erano austriaci, molto sperimentali, dei quali ho però perso le tracce poco dopo.

Mi ricordo che il colpo di grazia fu subito all’inizio del concerto degli Slint, perché attaccarono con For Dinner… che è la mia canzone. Che fatalità dà il nome a questo blog. E mi ricordo il silenzio surreale durante quel finale ipnotico, il perfetto viatico per iniziare l’ascesa all’empireo.

Ah, mi ricordo di volumi belli alti. E un ottimo bilanciamento. Forse la voce un po’ bassa all’inizio di Breadcrumb Trail.

Mi ricordo Brian McMahan sulla sinistra, le braccia sempre lungo i fianchi, un berretto improbabile (anche se a vedere le foto doveva essere freddino), messo di lato, a guardare l’altro lato del palco, occupato da David Pajo.

Al basso c’era Todd Cook, l’unico “nuovo” rispetto alla formazione originale, e mi ricordo quel suo look quasi da nativo indiano. Me lo ricordo impassibile, una mummia praticamente.

Mi ricordo Britt Walford alla batteria, anche se impresso nella mia mente c’è più l’esecuzione di Don, Aman, suonata da lui e da David Pajo, seduti uno di fronte all’altro a centro palco, una chitarra ciascuno, e ricordo che, senza motivo, il mio pensiero fu “minchia, su Don, Aman non c’è la batteria!

Mi ricordo David Pajo sulla destra. Mi ricordo specialmente la sua felpa col cappuccio, un orologio/braccialetto decisamente vistoso, e mi ricordo il quantitativo enorme di armonici suonati, senza una minima imprecisione o incertezza.

Ripensarci credo sia stato il concerto con meno movimenti della storia della musica, fatta eccezione per quelli in cui, tipo i Godspeed, suonano seduti.

Mi ricordo la botta tremenda, dal punto di vista emotivo, del finale di Good Morning, Captain, di Brian che urla disperato “I Miss You! I Miss You!” alzandosi quasi in punta di piedi ed inarcando la schiena.

I ricordi finiscono qui. Ricordo che gli Slint tornarono altre due o tre volte in Italia e ricordo bene che consapevolmente e senza rimpianti decisi di non andarci. Avevo già raggiunto l’empireo quel 4 marzo, impossibile salire oltre.

Setlist:

For Dinner…

Breadcrumb Trail

Charlotte

Nosferatu Man

Pam

Darlene

Glenn

Don, Aman

Ron

Pat

Rhoda

Washer

Good Morning, Captain